Fonte Il Sole 24 Ore

La Web Tax andrà a normare nel dettaglio la tassazione sui guadagni dei colossi internazionali che vendono in Italia ma che hanno sede in Paesi Esteri. La portata dei guadagni dei cosiddetti “Over The Top” tra cui Google e Facebook è piuttosto rilevante.

Si pensi che secondo la relazione all’emendamento le due “cugine” hanno eluso le imposte per circa 550 milioni di euro tra il  2013 e il 2015.

 

Il mondo del web ha portato dunque un cambio strutturale dell’economia e dello stesso principio dell’imposizione fiscale tradizionale, poiché in sé dovrebbe venire tassato il reddito prodotto su un determinato territorio, ed è per questo che secondo una visione più tradizionale, i giganti dell’era digitale potrebbero sostenere che il proprio prodotto viene fabbricato nei laboratori presso i quali si fa ricerca e che non hanno sede fisica in Italia.

Web Tax per chi supera le 3 mila transazioni digitali

A fronte di un’aliquota media europea nel settore digitale dell’8,5%, la Web Tax italiana pur non colpendo l’e-commerce, subisce una ulteriore modifica e scende dal 6% deciso dal Senato al 3% secondo la versione emendata.

Le percentuali non devono trarre in inganno, infatti la manovra comporterà un aumento del gettito fiscale portando più incassi per lo Stato, ha assicurato il Presidente della Commissione Bilancio Francesco Boccia nonché autore dell’emendamento approvato in Commissione Bilancio alla Camera, che spiega che non tutti saranno tenuti a versare l’imposta; in altre parole questa verrebbe prelevata tramite una ritenuta, ma la tassazione sarebbe applicata soltanto nei confronti dei soggetti che superano le 3 mila transazioni digitali in un anno solare.

Con la modifica il gettito atteso viene stimato a 190 milioni di euro contro i 112/114 previsti dalla versione del Senato. In altre parole diminuisce la tassazione ma al contempo, con la modifica Boccia, che abolisce il credito di imposta previsto nella versione del Senato, il 3% su base imponibile diversa permetterà un incremento del gettito fiscale.

Non tutti però pur reputando opportuna la tassazione della nuova economia digitale vedono un futuro roseo, ed infatti vi è chi paventa un rischio di penalizzazione nei confronti delle piccole medie imprese che rischierebbero di essere strette nella morsa della Web Tax. Secondo Claudio Pucci Presidente di Unimpresa vi è un serio rischio di penalizzazione per le pmi.

Opinioni: un’Italia divisa

Secondo il Rapporto AGI Censis 2017 l’Italia si spacca in due, c’è infatti chi vede le nuove tecnologie come una nuova opportunità di crescita professionale ed economica e chi invece sostiene che una progressiva automazione del lavoro possa in qualche modo causare un impoverimento globale dando vita a diseguaglianze socio economiche sempre maggiori, si pensi che negli USA e nel regno Unito 15 milioni di posti di lavoro sono messi a repentaglio dall’automazione.

Tra gli under 34 diminuiscono coloro che sono a favore della tassazione, secondo Agi un giovane su quattro ha il timore che la Web Tax possa far diventare i servizi offerti dai colossi del web ancora più costosi e di conseguenza meno convenienti.

Fonte Pic (Il Sole 24 Ore)

Contributo di Andrea Carmelita

Nuovo cambio di rotta: la Web Tax ridotta al 3%
Tag: