La figura del formatore ricopre un ruolo cruciale, specie quando una azienda ha necessità di formare i professionisti del presente e del futuro. Ogni qualvolta io inizi un percorso formativo vi ripongo delle precise aspettative, così come le ripongo appunto nella figura del formatore.

Parliamo di aspettative non solo professionali ma umane.  Forse sono un sognatore, forse sono solo uno sprovveduto ma voglio ancora credere nella formazione come elemento cardine non solo per la corretta esecuzione di un lavoro ma come opportunità di crescita personale.

 

Formazione lavoro sviluppo
La figura del formatore (ph. Pixabay Rawpixel)

Come si legge su La Rassegna.it nell’articolo di Marco Bergamaschila stessa parola “formatore” deriva dal latino “formator” e indica l’attività “di chi forma e dà forma a qualcosa o qualcuno”; nel linguaggio pedagogico e aziendale, il formatore è colui che prepara le persone a svolgere un’attività, una professione o ad iniziare un cambiamento personale. Il suo ruolo è quindi quello di costruire e/o consolidare i legami tra formazione e lavoro e di qualificare, riqualificare e aggiornare le forze di lavoro.

Ho da poco concluso un corso di formazione presso una multinazionale dell’outsourcing di indiscutibile successo. Per chi come me si occupa di comunicazione, valutare l’approccio comunicativo del proprio interlocutore è pane quotidiano.

Dal primo giorno di formazione l’approccio comunicativo del formatore è stato fin troppo amichevole, con battute si tese a rompere il ghiaccio ma con un piglio maldestramente comico spesso risultato offensivo. Dalle battute sull’outfit, a quelle sulla fisicità, fino ai pregiudizi sulla provenienza geografica.

Il corso va avanti tra qualche slide che ogni corsista scorre autonomamente e qualche sommaria spiegazione sull’uso del gestionale. C’è chi finisce slides ed esercizi prima di altri, come è giusto che sia, ognuno ha i propri tempi di apprendimento.

Lo scenario quotidiano

I corsisti che concludono il test in tempi brevi nel frattempo hanno l’abitudine di parlare ad alta voce delle proprie vicende personali: outfit, trucchi, calcio, cocktails del sabato sera (incuranti dei colleghi impegnati nello svolgimento dei test di apprendimento), hanno anche il tempo di smanettare sui pc aziendali e scambiarsi opinioni sugli articoli in vendita su un noto portale e-commerce. Nel trambusto generale il formatore se ne infischia totalmente, non richiama la classe all’ordine ed anzi partecipa al generale cicaleccio con deliberato menefreghismo.

 

Derisione
Ph. Pixabay Geralt

Tra scherno e derisione

La classe era abbastanza eterogenea quanto ad età anagrafica, dai 20 anni ai 40. Non sono stato l’unico sottoposto allo scherno e alla derisione al momento delle domande da porre al formatore o ancora al momento in cui una domanda a bruciapelo veniva sbagliata, come se non bastasse parte della classe mutuava lo stesso atteggiamento del formatore deridendo il malcapitato reo di non aver compreso alcuni argomenti della lezione al primo o al secondo colpo.

A chi piacerebbe fare domande pertinenti e finalizzate all'apprendimento rischiando di essere preso continuamente per i fondelli?

Ho somatizzato, osservato con la tempra di un sociologo ma non giustificato tali comportamenti infantili e fuori luogo che rasentano il bullismo e che non vedevo dai tempi delle scuole medie (posto che i docenti delle scuole medie sapevano tenere la classe in ordine).

Ho sopportato e mantenuto la calma perché credo sempre nella buona fede delle persone, complice il desiderio quasi utopistico di ottenere un lavoro.

Fregiarsi del titolo di formatore

Viviamo in un’epoca in cui tanti si atteggiano a formatori, come se una laurea, un corso di formazione e una dialettica informale condita con slang locale potessero compensare le qualità umane e l’onestà intellettuale. Non basta solo questo per fregiarsi del titolo di formatore. Sono entrato in quella classe con i migliori propositi, considerando il formatore come la persona che potesse guidarmi verso un miglioramento delle mie competenze, ahimè non raggiungendo gli obiettivi prefissati; d’altronde quando un allievo fallisce, parte delle responsabilità sono spesso imputabili a chi impartisce l’insegnamento.

A lezione con Don Abbondio

Nonostante il formatore si sia letteralmente vantato del fatto di aver formato circa un migliaio di persone, più che con un professionista mi è sembrato di avere a che fare con una persona svogliata, senza obiettivi, un formatore per ripiego più che per scelta professionale, una sorta di Don Abbondio, un personaggio manzoniano discutibile che aveva scelto la vita monastica più per convenienza che per reale vocazione.

La premessa era una crescita professionale e umana che non c’è stata a causa di un  approccio formativo campato per aria.
Formazione non è solo insegnamento

Le parole più pertinenti su come può essere intesa il concetto di formazione le ha scritte Eleonora Cipolletta esperta docente che ho avuto il piacere di apprezzare durante il Master in Digital PR e Ufficio Stampa presso la Business School del Sole 24 Ore.

Formazione non è solo insegnamento e apprendimento, ma anche empatia, psicologia, 
motivazione e nuovi stimoli, professionali e umani.

Un monito che chi come il formatore protagonista di questo racconto dovrebbe tenere a mente per salvaguardare non solo la sua credibilità ma specialmente quella della multinazionale che rappresenta nello svolgimento del suo ruolo.

Formazione-lavoro: quando il formatore sbaglia approccio
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